Il governo centrale ha iniziato nel 1991 un processo di privatizzazione, con l’obiettivo di raggiungere una crescita economica rapida e sostenuta così come l’integrazione del paese nell’economia globale. A giugno 2000, gli investimenti stranieri sono stati sostanzialmente liberalizzati e
l’India ha guadagnato un vantaggio strategico in termini di destinazione preferita per gli investimenti tanto da diventare sempre di più la destinazione unica e principale per molti investimenti che arrivano dalle nazioni mondiali più importanti come US, UK, Germania e altri paesi costituenti l’
Unione Europea.
L’emersione dell’India come maggior forza nello scenario degli investimenti, sembra aver richiamato delegazioni provenienti da UK e dalla Francia le quali cercano realtà importanti tra le industrie indiane che vogliono investire nelle loro nazioni.
Gli investimenti diretti stranieri (FDI) sono permessi attraverso le seguenti forme d’investimento:
1. Collaborazioni finanziarie
2.
Joint ventures e collaborazioni tecniche
3. Mercato dei capitali via emissioni Euro
4. Pieno possedimento di subsidiaries (controllate)
5. Investimenti privati o aggiudicazioni preferenziali
Qualunque investimento diretto all'estero è sottoposto ad una procedura di autorizzazione governativa, che nella maggioranza dei casi è automatica e non discrezionale. Nei settori in cui vige la regola della procedura non automatica di autorizzazione (ad esempio editoria, broadcasting, servizi postali ), il Governo Indiano si riserva di autorizzare l'investimento caso per caso.
Allo scopo di rendere
l’India più attraente per gli investitori stranieri e per velocizzare l'approvazione degli investimenti, il governo ha deciso di semplificare la procedura relativa a FDI valutando le varie procedure attraverso il "General Permission Route" (
RBI route) invece dell’esistente "Government Approval Route" (FIPB route). In questo modo, le aziende non avranno più il bisogno dell’approvazione del "Foreign Investment promotion Board" ma le loro proposte saranno esaminate dalla
Reserve Bank of India.
Ogni investimento da parte di aziende straniere in
India richiede l’approvazione prioritaria del Governo Indiano. Negli ultimi anni i limiti alla partecipazione straniera al capitale di società indiane sono stati via via ridotti e infatti FDI non sono permessi solo nei seguenti territori industriali:
1. Commercio al dettaglio (con alcune significative eccezioni)
2. Produzione di energia atomica
3. Lotterie
4. Scommesse e giochi d'azzardo
5. Edilizia civile e società d'investimento immobiliare
6. Agricoltura (con alcune significative eccezioni)

Il successo in
India dipende dalla corretta stima del potenziale della nazione; la sottovalutazione della sua complessità e la stima eccessiva nelle sue possibilità può portare al fallimento. L’ingresso nel mercato indiano richiede un piano ben progettato e sostenuto da attente e precise ricerche. Per quelli che si concedono il tempo di guardare all’India come a un’opportunità per una crescita nel lungo periodo, il viaggio sarà sicuramente degno dello sforzo fatto.
In
India, il volume degli investimenti italiani è cresciuto considerevolmente. La complementarietà della struttura industriale dei due paesi, caratterizzata da una preponderante presenza di PMI, è stato un fattore cruciale nella crescita delle relazioni bilaterali.
A parte il settore automobilistico, collaborazioni e
joint ventures di successo italo-indiane sono state avviate nei settori in cui l’Italia è tradizionalmente leader di mercato come quelli: dolciario, articoli e componenti elettrici, prodotti chimici, graniti, prodotti alimentari, prodotti petrolchimici, macchinari industriali, pelle, prodotti tessili e metallurgici.
Fra gli investitori leader si segnalano:
Perfetti SpA, SAME S.p.A.,
Dunhill Industries S.p.A.,
De Nora Permelec S.p.A., Impianti Brevetti Servizi S.r.l.,
Agip Petroli e Pirelli Cavi S.p.A. Gli investimenti effettuati sono stati realizzati principalmente nei seguenti stati:
Maharashtra e
Gujarat (regione occidentale),
Karnataka (regione meridionale),
Tamil Nadu,
Andhra Pradesh (sud dell’India), West Bengal (regione orientale). Per quanto riguarda la classifica dedicata ai maggiori partner commerciali dell’India, l’Italia, nel 2002 ha occupato il decimo posto nel mondo ed il quinto in Europa.